Self Management

Self Management

Col termine Self Management, in campo organizzativo, s’intende quel complesso di pratiche votate a rendere un’organizzazione quanto più possibile autonoma e autoregolante, in grado di prendere  decisioni in modo distribuito e decentralizzato, e di  reagire ai mutamenti di contesto interno ed esterno con cambiamenti rapidi, che non richiedano ri-progettazioni esterne ma siano innescati da spontanei  adattamenti locali.

Sebbene esistano da tempo organizzazioni caratterizzate dai suddetti attributi, una recente analisi sullo stato dell’organizzazione aziendale condotta da Frèderic Laloux  (nell’ottimo libro: “Reinventing Organizations” )ha individuato come un crescente emergere di pratiche di self management (da lui ribattezzate come  “Teal Management”, in funzione della categorizzazione storica che guida l’analisi del suo libro )stia lentamente sovvertendo la tradizionale piramide organizzativa in molti settori. L’analisi di Laloux ha riscontrato pratiche comuni e innovative tra aziende nelle geografie ed ambiti merceologici più disparati, a testimonianza del fatto che siamo veramente di fronte ad una nuova alba nel modo di organizzarci .

Ma perchè proprio adesso?

Dall’inzio del secolo scorso , il paradigma organizzativo della “gerarchia manageriale” basato sul concetto di comando e controllo, incarnato dai grandi complessi industriali,  ha avuto un’ascesa trionfale.  Fino a che la scena economica è stata dominata da una domanda di prodotti e servizi in continua espansione, e la quantità di informazioni da gestire quotidianamente è stata bassa,  le aziende si sono integrate verticalmente e la  massimizzazione continua di conformità e compliance ha ingessato le organizzazioni nella  forma ritenuta più adatta a garantire tali aspetti (una gerarchia piramidale) .  Cent’anni dopo il continuo affidarsi a questi paradigmi obsoleti in un contesto di mercato sempre più dinamico e turbolento ci sta portando ai maggiori livelli di scollamento tra forza lavoro e azienda mai registrati. La centralizzazione delle decisioni unita alla quantità di informazioni da valutare per prenderle, alla lentezza con cui tali informazioni giungono ai decisori, causa scelte subottimali in ogni dominio, generando frustrazione costante. In buona sostanza la validità di ciò che le millenarie istituzioni militari ed ecclesiastiche ci hanno insegnato sulla divisione dei compiti, inizia a scricchiolare sotto il peso di un mondo che va sempre più veloce, e l’organizzazione aziendale sta perdendo il ruolo storico di “invariante” per diventare a sua volta  un fattore di vantaggio competitivo al pari di molte altre scelte aziendali (strategie di sourcing,  marketing, gamma prodotti, CRM etc etc.)