E’ possibile “imparare” Holacracy autonomamente?

Conformemente al parallelo con la pratica sportiva ipotizzato qui, è necessario rilevare come anche una conoscenza  perfetta delle regole del gioco di uno sport di squadra come il  calcio, non garantisca affatto la trasformazione del soggetto che le studia, in un buon giocatore, anzi, direi nemmeno in un discreto giocatore. Così come nel calcio, anche in Holacracy è necessario sviluppare alcuni skill aggiuntivi rispetto alla pura conoscenza delle regole, al fine di applicare il cambiamento di prospettiva necessario ad applicarle in modo proficuo.


 

Un possibile percorso d’apprendimento del gioco del calcio

Questo cambiamento di prospettiva (ma sarebbe più corretto trovare una traduzione italiana del concetto di mind-shift) è un po’ il parallelo organizzativo di ciò che in uno sport di squadra è considerata l’acquisizione combinata di forma fisica e skill motori necessari a sviluppare poi la coordinazione e propriocezione tipiche di un esperienza sportiva appagante ed efficace. Ne deriva che come nello sport anche nel passaggio ad una nuova disciplina organizzativa sarà quindi necessario “disimparare” alcuni “movimenti” assimilati e inefficaci, per impararne di nuovi e proficui. Purtroppo il cambiamento organizzativo, soprattutto in contesti maturi e consolidati presenta un’ulteriore difficoltà :


 
Se
1) imparare nuovi comportamenti positivi è relativamente FACILE
   …E  
     2) disfarsi di  vecchi comportamenti negativi è già più COMPLICATO...
        E’ altrettanto vero che
           3) E’ MOLTO DIFFICILE disfarsi di vecchie abitudini che erano riconosciute come positive nel
                precedente contesto d’applicazione ma acquisiscono una connotazione nociva in un nuovo
                contesto.

E quale potrebbe essere un esempio di abitudine del terzo tipo?
 

La tipica tendenza del capo ad incarnare un ruolo paterno e affettuoso, con deleghe selettive d’autorità e continua attività di previsione e controllo di ciò che il subordinato esegue, è un ottimo esempio del terzo punto. Questa tendenza,  percepita come positiva in una gerarchia manageriale, si rileva assolutamente nefasta in un contesto di self management, in quanto inibisce la capacità dei membri di un’organizzazione di sviluppare la necessaria autonomia decisionale, limitandoli nell’esplorare  i confini di ciò che le proprie potenzialità potrebbero realmente esprimere. Se non si abbandona questa forma mentis il capo rimane di fatto  un controllore,un padre/padrone e non diviene mai veramente un mentore. Nonostante gli sforzi profusi nel condire questa realtà con terminologia ingannevole che fa riferimento a valori di cultura, empatia, empowerment,  e chi più ne ha più ne metta…

 

Questo il motivo per cui è assolutamente fondamentale fare ricorso ad un coach esperto, quando si decide di intraprendere un percorso di cambiamento. Sarà poi dovere del/i coach  fare in modo che la transizione sia per quanto più breve e indolore possibile. Un buon Holacracy Coach è di fatto in grado di rendere completamente indipendente un’organizzazione nel giro di pochi mesi dall’avvio delle attività, limitandosi poi ad interventi saltuari di controllo della qualità della pratica e di correzione di comportamenti distorsivi qualora tra le pieghe della nuova organizzazione dovessero riaffacciarsi vecchie logiche distorsive, di information shading,  gestione politica delle attività, esercizio strumentale del carisma e della personalità. (fenomeni che di fatto holacracy impedisce rendendoli automaticamente espliciti)


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Percorso di evoluzione verso la Self Organization adottando Holacracy

La maturity map completa è scaricabile dal menù “Tooklit”