Self Management: che fine fanno le attività che nessuno vuole svolgere?

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Una delle obiezioni che mi sento muovere più spesso quando “predico” i benefici del self management (ossia dei paradigmi organizzativi che non si fondano sulla dipendenza diretta tra persone), è la seguente:

…Il self management non può funzionare perchè in assenza di relazioni di stretta dipendenza tra persone, viene meno la possibilità di costringere i sottoposti a farsi carico dei task che nessuno vorrebbe comunque svolgere!…

In realtà nel momento stesso in cui il concetto di dipendenza tra persone viene rotto, tutta una serie di domande rispetto alla natura di questi task acquisisce improvvisamente un propria liceità.

Innanzitutto: siamo sicuri si tratti di task realmente necessari? Quanti di essi sopravviverebbero ad una discussione sulla rispettiva importanza rispetto agli obiettivi che l’azienda (e non il capo in quanto tale) persegue? Quanti di essi esistono solo perchè si è organizzati così e non in un altro modo?

Ma mettiamo pure che a valle di questa discussione la loro necessità venisse confermata.

Quanto si modificherebbe la vostra propensione a svolgerli se invece di essere obbligati ciecamente da qualcuno poteste decidere attraverso un processo che integra le opinioni dell’intero team, la modalità in cui svolgerli e come eventualmente ripartirli o turnarli tra più persone?

Siete sicuri che, anche in un contesto di massima disponibilità da parte vostra, quei task continuerebbero a toccare a voi se le loro allocazione fosse razionalizzata sulla base di una corretta riprioritizzazione dei task che avete in carico e più in generale del contributo intellettuale che apportate all’azienda?

Riflettiamoci bene i task inutili non esistono per definizione, nessuna organizzazione con chiari obiettivi vorrebbe mai spendere tempo in task inutili. Se questo avviene è per i seguenti motivi:

I task hanno una utilità che non viene correttamente declinata in modo da essere percepita dagli assegnatari

I task sono utili ma vengono mal allocati (in genere assegnati a persone la cui intelligenza potrebbe essere impegnata in modo molto più redditizio in un intervallo di tempo equivalente a svolgerli)

– I task sono effettivamente inutili all’azienda ma funzionali ad obiettivi personali di chi li impone, o sono semplicemente side effect d’inefficienza organizzativa

Infine a me pare evidente che :

– Nessuno svolgerà mai un task a cui è costretto, con la stessa efficacia, prontezza ed accuratezza con cui svolgerebbe un task che sarebbe stato libero di rifiutare, ma che ha accettato per senso di responsabilità organizzativo, o per li quale si è addirittura candidato.

E quale modello organizzativo permette di disfarsi di tutto ciò che è effettivamente inutile, di motivare un auto-allocazione efficiente dei task, e di fare massima leva sul senso di responsabilità collettivo? L’unica risposta sicuramente errata è la seguente: la piramide gerarchica.